IN HOC SIGNO VINCES

Di fronte alla fermata dell’autobus un uomo è disteso per terra, inerme.

Sembra quasi morto, la signora del supermarket esce, si affaccia per sbirciare l’ennesima anima persa che ci è rimasta sotto.

Non è morto, come scopriremo qualche giorno più tardi ma, in preda ad una pesantissima botta di eroina è svenuto ed ha battuto la testa. La gente sembra incuriosita, affatto spaventata perchè in questa parte di Domiziana è normale che qualche tossico ci rimetta le penne. Camminano di continuo, avanti e indietro tremanti di freddo, strafatti di qualsiasi cosa e aspettano, aspettano di continuo.

Anche noi aspettiamo che la giornata migliori, il cielo riesce a malapena a trattenere la pioggia, qualche goccia d’acqua scivola giù ed è allora che campiamo che è ora di andare.

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La macchina è accesa, anche noi vogliamo sapere cosa sia successo così ci facciamo un giro, e poi un altro ancora, tanto per sbirciare. Al secondo giro decidiamo di non imboccare la stessa strada prendendo l’uscita di Villa Literno, quella che dà direttamente sulla rotonda nei pressi dello Scalzone. Non ricordo perchè, ma decidiamo di fermarci e di scendere dall’auto semplicemente perchè non avevamo idea di cosa ci fosse in quella stradina persa tra la campagna. Siamo così abituati ad ignorare il circostante che a malapena riusciamo a renderci conto di aver trovate una chiesa. Non è molto grande, il cancello è semichiuso e decidiamo di entrare. Questo è cià

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Due enormi occhi ci osservano dall’alto mentre ci aggiriamo per i campi. Non ci sono zanzare ma solo papaveri a perdita d’occhio

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Il ficus divora con lenta costanza tutto ciò che lo circonda. Dietro i suoi rami troviamo un arco.

All’ingresso della chiesa troviamo una piccola cappella, sulla cui facciata è incisa una scritta:

IN HOC SIGNO VINCES

“Con questo segno vincerai”

Cinque anni di Liceo Scientifico non sono in grado di sciogliere il dilemma, più tardi scopriamo che la frase in latino fa parte di una lunga tradizione cristiana.

Si narra che alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio questa frase sia comparsa improvvisamente nel cielo ad indicare l’imminente vittoria dell’esercito costantiniano. Castel Volturno non digiuna certamente di chiese. Mancano le basi per vivere umanamente in alcuni casi, manca la capacità di immaginare qualcosa che non sia una quotidinaità fatta a pezzi dalla sofferenza e la povertà, manca umanità;  di chiese invece ne trovi a bizzeffe e sono sempre stracolme. Tra un po’ costruiranno un complesso di chiese, una specie di discoteca per anime perse, cosicchè tutti possano giocare a far finta di salvarsi da loro stessi. Intanto i testimoni di Geova annunciano con il sorriso stampato sul volto lavato a secco la fine del mondo, la fine della sofferenza, l’oblio totale tra le braccia di Dio. Perché con la paura vincerai e non c’è paura più grande di quella di perdere la propria anima.

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