BELLAVISTA

di NINGUÉM VIU-

Solo mi vesto, ho fatto tardi.
‘’Ma mica se la fottono la macchina se la lascio qua? ’’
‘’Ma che si devono fottere Robbè’’

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Iniziamo così. Decidiamo di percorrere una stradina che abbiamo avvistato qualche giorno prima, di ritorno da Napoli. Costeggia il fiume che mi saluta e mi invita a proseguire, a immagazzinare nella mia memoria gli isolotti di giunchi che si innalzano sul corso d’acqua.

Mi avvicino, che spasso! Proprio quel giorno ospitano un materasso placido e triste, chiunque l’abbia abbandonato deve essere un gran coglione.
In lontananza si può facilmente avvistare un rudere, un fascinoso e decadente ammasso di pietre che sembra chiederci di andare lì a contemplare il suo vecchio splendore.
‘’Ma secondo te ci si può arrivare a piedi? ’’.
‘’Si, ho visto su google earth’’.

Prima di arrivare, il percorso ci porta verso uno spazio aperto e fangoso, elementi bastanti per far capire che siamo a casa di qualcuno e lo stiamo disturbando. Nonostante tutta la vita trascorsa qui a Castel Volturno è la prima volta che guardo delle bufale, almeno così da vicino e, non mi ero mai reso conto di quanto fossero timide e maestose. Sembrano delle statue, sono regali nonostante tutto quel fango e mi guardano fisso negli occhi, seguendo ogni mio movimento. Mi avvicino ancora di più, ormai mi hanno incantato, non riesco a capacitarmi del fatto che siano vere, che siano reali.

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‘’Ma scusate, sono ferme o sono finte? ’’
Immobili mi fissano. Poi scappano, si allontanano.
Mi fissano ancora ed io non posso fare altro che adorarle.

Non sento nemmeno più quell’odore penetrante che tutti dicono di avvertire appena arrivano in paese.
Anche perché quando io lo sento è buono, mi dà la sensazione di essere a casa. Casa,che condivido con questa “bestia” che sostenta e delizia un’intera nazione di stronzoni. Non so, qualche volta mi chiedo se puzzi più la merda di questa regina dei bovini o la feccia umana che compone la classe pseudo-aristocratica di questa meraviglia delle contraddizioni che è Castel Volturno.

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Arriviamo al rudere, abbandonato a sé stesso. Penso sia abbastanza antico, dà l’aria di essere una sorta di casa padronale. Mi vengono i brividi quando penso che questa parte di passato cada a pezzi senza fare troppo rumore. Ripenso a due anni fa quando avrei voluto studiare archeologia ma vabbè, c’è crisi e se studi archeologia in un paese come l’Italia, le pietre che studi prima o poi dovrai mangiarle.

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”Robbè,secondo me si fottono la macchina,non la vedo più.”

La buona mercedes ci aspettava fiacca e accaldata.Ce ne andiamo ma un po’ più felici 🙂

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