PER Desirée, PER LA SUA VITA E PER LA NOSTRA

Una ragazzina di 16 anni viene drogata, stuprata e infine uccisa da un gruppo di cittadini stranieri.

Salvini corre sul posto, leggendo nell’ennesima violenza ai danni di una donna, la ghiotta possibilità di validare le sue posizioni xenofobe e razziste di fronte all’Italia sgomenta.

Tanta gente si ribella, fischia, non lo vuole lì. Lui promette che tornerà con una ruspa, per radere al suolo il rudere in cui è stato trovato il corpo straziato della piccola Desirée.

Questa storia ha dell’incredibile, non tanto per la morte della ragazza, che segue lo schema di tante altre storie come questa, dove a pagarla cara, carissima, sono sempre le donne.

Questa storia fa orrore per la violenza postuma che il Primo Ministro ha dimostrato, recandosi sul posto. Come a Voler dire alla popolazione che era lì a difendere “l’onore della loro proprietà : la donna” dai maschi stranieri, stupratori per passione.

Quando proprio qualche giorno prima a Trieste, un consigliere leghista aveva candidamente affermato che i femminicidi sono un’invenzione della sinistra.

Pausa.

A Napoli c’è un detto che dice “tieni il mariuolo in corpo” hai il ladro dentro, dove ladro indica semplicemente quel senso di inadeguatezza che la colpa ti porta a provare.

Salvini ha sempre bisogno di ricordare agli italiani perché si trova dove sta.
Non ha alcun interesse a lottare contro la violenza di genere, nessun interesse a tenere aperti i consultori e i centri anti-violenza (a cui sono stati sistematicamente dimezzati i fondi negli ultimi anni) o a rafforzare un welfare state che sia rivolto alle donne disoccupate o in stato di forte indigenza.
No. Al Primo Ministro, di Desirée e di tutte le donne che vivono in questo paese non gliene fotte una beneamata minchia.
Perché è un maschilista il cui pensiero riflette il pianeta-Macho dal quale provengono tutti i picchiatori di professioni, gli stupratori e i molestatori che contribuiscono ogni giorno a rendere la vita delle donne, un totale inferno.

Il Primo Ministro conosce sé stesso, ma soprattutto conosce l’Italia ed è perfettamente conscio che questo paese non è abitato unicamente da forcaroli razzisti senza capacità di discernimento, ma da anime belle che riconoscono in questa storia terribile un unico comune denominatore: il maschio.

Perché uno stupratore milanese e tunisino che condividono la stessa cella, magari avranno poco in comune, e non parleranno nemmeno la stessa lingua, ma su una Cosa saranno d’accordo: che la donna che li ha fatti finire dentro, meritava quello che ha avuto.

Quei fischi e quelle proteste volevano dire chiaramente che Desirée non è di nessuno. Né degli uomini che le hanno tolto il respiro, nel Primo Ministro né di nessun altro.
La vita di Desirée apparteneva a Desirée e basta.
Un branco di UOMINI, Maschi, prima, e un manipolo di fascisti poi, hanno cercato di portargliela via ma. Non. Ci sono riusciti e non ci riusciranno.
Perché chi sa cosa significhi la violenza di genere, non ha bisogno di carte di identità e passaporti per indignarsi e piangere Desirée. Noi donne lo sappiamo chi è stato a uccidere Desirée.

Si chiama UOMO e potrebbe essere chiunque.

Sei mia sorella Desirée, riposa in pace perché noi, a queste bestie non gliene daremo.

Per Desirée.
PER LA SUA VITA
E PER LA NOSTRA.

AUTRICE: Djarah Kan

 

p.s. Non è casuale che in questo post il ministro degli interni venga riconosciuto nella figura di Primo Ministro. L’Italia è della lega.

Conte non esiste.

FOTO: dal web tutti i diritti sono riservati.

Un pensiero su “PER Desirée, PER LA SUA VITA E PER LA NOSTRA

  1. Brava. Mantieni sempre un’alta intensità senza scivolare nella facile retorica.
    Viviamo una stagione se possibile peggiore di quella che ti ha spinto ad aprire questo blog. E’ tempo di piccole azioni di guerriglia: casa per casa, persona per persona smettendola di credere alla favola della “cultura”. Il problema non è Salvini ma chi lo acclama come salvatore della patria e soprattutto chi crede che infondo infondo faccia bene a dire e fare quel che dice e fa. E non sono persone “ignoranti” sono il collega, il vicino, il genitore, il fratello che ci circondano…

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